29/10/2020

e-commerce: “Basta con l’attuale Far West!”

L’OCSE si arrende: la web tax per i giganti del commercio online rinviata al 2021

Il presidente dell'Unione Philipp Moser.
Per l’Unione rappresenta una dichiarazione di bancarotta internazionale: l’introduzione di una web tax per i giganti del commercio online, prevista entro il 2020, è stata posticipata al 2021.

“Alcuni giorni fa l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha ammesso il fallimento del negoziato internazionale per la riforma che avrebbe dovuto combattere l’elusione fiscale delle multinazionali e al quale avevano preso parte 137 paesi”, afferma il presidente dell’Unione Philipp Moser. Per mezzo di una corretta tassazione dei giganti dell’online dovrebbe nascere una nuova equità fiscale. L’obiettivo istituzionale dell’ente internazionale con sede a Parigi è un esercizio della politica finalizzato alla creazione di benessere, equità, pari opportunità e qualità della vita per tutti.

“È ora di finirla con questo Far West! I tempi sono maturi per una tassa digitale sul commercio online”, ribadisce Philipp Moser. A oggi, grazie all’ottimizzazione fiscale e alla delocalizzazione in Paesi dalla tassazione più favorevole, i grandi agglomerati digitali non pagano alcuna imposta dove generano i loro guadagni. È una situazione che deve cambiare”, precisa Moser. Una web tax chiuderebbe le ovvie lacune fiscali e legislative, richiamando al dovere gli agglomerati digitali e le piattaforme di intermediazione e di vendita. Attualmente, le aziende del commercio stazionario hanno un enorme svantaggio concorrenziale nei confronti dei giganti dell’online.

Fino a ora, a livello globale, non si è trovato l’accordo per l’introduzione di una web tax. L’Unione Europea attende ancora che si trovi una soluzione internazionale tra gli stati del G20 e quelli dell’OCSE. “Anche nella stessa UE è stato finora impossibile trovare un accordo per l’introduzione di una web tax, perché il provvedimento è stato bloccato dai Paesi scandinavi e dall’Irlanda. Il processo è davvero troppo lento!”, accusa Moser.

Nel frattempo i responsabili dell’OCSE sottolineano che l’alternativa a un accordo sarebbe una vera e propria guerra commerciale, con il moltiplicarsi di dazi e imposte digitali unilaterali, che potrebbero costare fino a un punto percentuale del PIL mondiale, cioè oltre mille miliardi di dollari.

La riforma per rinnovare il sistema fiscale internazionale discussa dall’OCSE si basa su due pilastri principali
: il primo ha lo scopo di tassare i giganti di internet laddove generano il reddito. Il secondo, invece, vuole creare un'aliquota minima mondiale (secondo gli ultimi calcoli pari al 12,5 percento) per contrastare la pratica del trasferimento dei profitti delle multinazionali nei paradisi fiscali. L’insieme di queste due misure potrebbe raccogliere fino a 100 miliardi di dollari all'anno di nuovo gettito aggiuntivo da parte delle multinazionali, pari al 4 percento del gettito mondiale delle imposte sul reddito delle società.
 
 
 
 
 
 
 
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